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S.A.M. – Dream State of a Bellmaker

S.A.M. – Dream State of a Bellmaker

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S.A.M. – Dream State of a Bellmaker

S.A.M. ci porta l’aria del nord.Trema, Bologna. Qui a EL siamo rimasti folgorati dall’album di debutto di Samuel Andre Madsen, ‘Dream State of a Bellmaker’ (edito dalla sua etichet ...

S.A.M. ci porta l’aria del nord.Trema, Bologna. Qui a EL siamo rimasti folgorati dall’album di debutto di Samuel Andre Madsen, ‘Dream State of a Bellmaker’ (edito dalla sua etichetta – Delaphine), per varie ragioni. A cominciare da questo suo cambio di rotta ‘downtempo’ e dai risvolti artistici interessanti: secondo lo stesso producer danese, per la creazione dell’album è stata usata apparecchiatura analogica generalmente impiegata per produzioni techno e house ben più danzerecce, resa innocui ed ‘umanizzata’ dalle mani dell’artista e dal supporto di strumenti reali. Per un producer che dal 2007 sforna pezzoni che spaziano dall’house più classica fino alle sperimentazioni minimal e techno (ascoltatevi il Re-Edit di Nangijala ad opera di Maceo Plex) questo punto di svolta era decisamente imprevedibile.
Ma veniamo all’album in questione: dopo un’intro ambient un po’ in sordina, che prepara l’ascoltatore al nuovo S.A.M., arriva ‘Alone in the Crowd’ e subito ci sembra di risentire un Bonobo d’annata. E’ tuttavia il corpo centrale del disco che ci ammalia per davvero, con il quartetto composto ‘Out of touch’ – ‘Pour Aisha’ – ‘Two hearts in doubt’ e ‘Better to have loved’. Qui Madsen scatena il suo arsenale di synth e drum machines per formare intricati pattern, plasmandoli per variare dalla house spezzettata all’IDM, con citazioni jazzistiche che provengono dalla sua formazione musicale. Il finale è lasciato alla sperimentazione: suoni drone si sposano, in una maniera che pare naturale, con giri di basso e campanelline che son state gentilmente prese in prestito dal miglior Apparat.

Con questo bel disco, l’artista di Copenaghen si dimostra (e conferma) poliedrico ed eccentrico quanto basta, pur non perdendo completamente quell’anima da dancefloor che qui, anzi, si mescola con tutta una serie di altri spunti provenienti dai più remoti angoli della musica. Per ascoltarvi il disco scordatevi Spotify (ad oggi) e pigliatevi quest’anteprima streaming di XLR8R.